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giovedì 28 febbraio 2008

Waiting for "A" Generation.

Leggevo il Sole24ore quando mi sono imbattuto in questa considerazione molto interessante:

"La generazione Y, che sta entrando massicciamente nelle organizzazioni, è fatta di giovani abituati da sempre a interagire sulla rete con milioni di persone in tutto il mondo. In azienda, essi estendono il social networking ai colleghi, al mondo esterno all'azienda, a partner, clienti e fornitori. Ebbene, secondo me, pur in presenza di un patto di responsabilità, le aziende devono essere aperte a questo contributo originale, a coglierne appieno le potenzialità e la carica innovativa, ad accogliere la ricchezza che deriva dalle community".

Ho sempre pensato che una delle cose che funziona meno nel sistema-Italia sia l'assenza di cultura del lavoro. In particolare, la rarità di "maestri" che trasferiscono il know-how acquisito.

E' molto più frequente trovare un collega anziano - non necessariamente vecchio e non necessariamente il boss - che si tiene per se i trucchetti del mestiere, riservandoli solo a chi vuole lui, o peggio in cambio di qualcosa, o per farsi bello (YOU BASTARD)!.

Niente di più sbagliato.
La fiducia è la più profittevole delle risorse sul lavoro. E la fiducia si costruisce con uno scambio libero e disinteressato.

La mia perplessità è:

"Può la Generazione Y, infarcita di scambio digitale e social networking, ribaltare questo meccanismo sbagliato che ha contribuito al noto naninsmo delle imprese italiane? O dobbiamo aspettare la Generazione Z?".

Francamente credo che una svolta arriverà solo ricominciando tutto da capo.

[Foto da Flickr]

venerdì 22 febbraio 2008

La mejor forma de avanzar.

In comunicazione un'idea dell'anno scorso rischia di essere vintage. Un Bastard sprezzante direbbe: "Ah, l'ho già vista". Che poi, come insegna la mia art, certa grafica anni '50 è più attuale della nostra. Tant'è che la copiamo.
Vabbé. Stavo riguardando questo spot dell'altr'anno nella versione spagnola. E mi sono detto:
"Anche l'adv sa fare passi avanti. Quando si porta dietro dei valori".

giovedì 21 febbraio 2008

Il mondo è popolato da bastardi. Difendiamoci.

Sapevate che l'italiano “bastardo” ha passato le Alpi perché viene dal francese "bastard"?
Già li sento: "Embé? Che ce frega?". E lo sapete voi altri bastardi che il vostro etimo è incerto come vostra mamma? Ironia filologica. Sapevatelo.

[Battuta rubata. "Grande Vulvia". Che detto così sembra ancora più volgare. D'altra parte basta poco, due parole vicine e il copy trash è fatto].

Torniamo a noi. La peggior sindrome del pubblicitario-comunicatore è arcinota. Tutti credono di essere più pungenti degli altri. Tutti più bravi, tutti più svegli. Tutti più Fuck.

Ma alcuni pubblicitari sono più geniali e più bastardi degli altri. Figli di un "pio pio" minore - 13 cm, non di più -, sconosciuto come le loro origini. Costoro sono:

THE FUCKERS - QUELLI CHE RUBANO LE IDEE.

In tempi di p2p e condivisione ad Abbondanza – o ad Adunanza, fate voi – non mi sogno nemmeno di intavolare in 4e4 8 il discorso “diritti d’autore”. Ma ciò che è mio è mio e se me lo freghi ti scoverò gridando:

YOU BASTARD”.
[Grandi Stan e Kyle. Per chi non sa chi sono Stan e Kyle: YOU STUPID].