Visualizzazione post con etichetta generazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta generazione. Mostra tutti i post

giovedì 20 marzo 2008

Homo Sapiens 2.0

Come sapete, se avete letto un po' di post precedenti, adoro le definizioni. In particolare, ammiro lo sforzo con cui si cerca di sintetizzare tutto ciò che sta attorno al web.

Ho parlato di Generazione Y (gli attuali 20enni), adesso parlo di "Homo Sapiens 2.0", cioè i nati con e dopo Netscape e Explorer, classe 1995 e seguenti. I bambini, se non l'avete capito.

L'articolo di Corriere Blog dove ho trovato la definizione tocca temi molto interessanti. Mi piace la distinzione tra "schermi passivi" (TV) e "schermi attivi" (cellulare, pc, Playstation, iPhone). I secondi sono amati dagli Homo Sapiens 2.0, mentre i primi sono per i "figli di Gutenberg", cioè noartri più veci.

Ehi, un momento...

Gutenberg? Ma non è quello dei libri a caratteri mobili?
Tempo fa, nei salotti buoni, si diceva spesso: "Ah, odio gli ebook! Io adoro leggere un libro vero, il giornale vero. Mi piace toccarlo, sentirlo tra le mani. E' così... è così... orgasmatico, direbbe Woody-Dormiglione".

Oggi, che i touch screen sono prodotti di massa, 'sta cosa dei libri sarà ancora vera, ma il tatto ha un senso un tanticchio nuovo. Ne sanno qualcosa in Microsoft Research, per esempio, dove si studiano nuovi display.

p.s.: e se si cominciasse a parlare di "Omo Sapiens"?

[Image da Google]

giovedì 28 febbraio 2008

Waiting for "A" Generation.

Leggevo il Sole24ore quando mi sono imbattuto in questa considerazione molto interessante:

"La generazione Y, che sta entrando massicciamente nelle organizzazioni, è fatta di giovani abituati da sempre a interagire sulla rete con milioni di persone in tutto il mondo. In azienda, essi estendono il social networking ai colleghi, al mondo esterno all'azienda, a partner, clienti e fornitori. Ebbene, secondo me, pur in presenza di un patto di responsabilità, le aziende devono essere aperte a questo contributo originale, a coglierne appieno le potenzialità e la carica innovativa, ad accogliere la ricchezza che deriva dalle community".

Ho sempre pensato che una delle cose che funziona meno nel sistema-Italia sia l'assenza di cultura del lavoro. In particolare, la rarità di "maestri" che trasferiscono il know-how acquisito.

E' molto più frequente trovare un collega anziano - non necessariamente vecchio e non necessariamente il boss - che si tiene per se i trucchetti del mestiere, riservandoli solo a chi vuole lui, o peggio in cambio di qualcosa, o per farsi bello (YOU BASTARD)!.

Niente di più sbagliato.
La fiducia è la più profittevole delle risorse sul lavoro. E la fiducia si costruisce con uno scambio libero e disinteressato.

La mia perplessità è:

"Può la Generazione Y, infarcita di scambio digitale e social networking, ribaltare questo meccanismo sbagliato che ha contribuito al noto naninsmo delle imprese italiane? O dobbiamo aspettare la Generazione Z?".

Francamente credo che una svolta arriverà solo ricominciando tutto da capo.

[Foto da Flickr]