Giuseppe D'Avanzo spiega su Repubblica che cosa è avvenuto in questo mese in Italia: le magie dell'intoccabile per salvare se stesso nel nome del bene del paese.
Pronti ad inghiottire anche questa. Tutti quanti. Spalle al muro.
I fucili che abbiamo puntati contro sono ancora una volta i mezzi di comunicazione controllati da chi sa usarli meglio di noi pubblicitari.
Oggi a Roma, in Piazza Navona, ci sarà la prima manifestazione contro questo Governo. Ma naturlamente tutte le prime pagine - Repubblica online compresa - dei principali quotidiani hanno in primo piano il dramma della ragazza trovata morta a Lloret de Mar. Si sa, la Spagna ci sta superando in tutto. Perciò, che cosa c'è di meglio per il nostro sistema di informazioe che portare il problema sicurezza - il vero problema degli italiani - anche lì? Ovviamente il mostro è il loro premier, Zapatero.
Segnalo anche un altro articolo di Repubblica, questo che parla delle Due Italie, del solito divario Nord-Sud. E' molto interessante perché dipinge le regioni centro-settentrinali dell'Italia come un paradiso produttivo.
Peccato che di cultura diversa dal soldo ne vedo poca e niente.
Aggiornamento:
Di Pietro spara alto e Corriere.it gli dedica la prima notizia.
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martedì 8 luglio 2008
martedì 17 giugno 2008
Ritratto: Il nuovo Divo.
Sono moralmente corrotto e politicamente sbagliato.
Sono spregiudicato, livido, faccio la vittima, me la rido, disturbo, stabilisco priorità mie per collettive.
Sono unto, sono rifatto, sono basso, sono vecchio e contro i giovani. Sono ricco.
Sono stato inquisito, seguo la mia legge e la faccio diventare dello Stato.
Sono un barone senza nobiltà.
Intercetto il disgusto e l'invidia e le metto a tacere.
Traffico con le menti dei più deboli, mi diverto, racconto barzellette ma non faccio ridere.
Sono comico, ma faccio cose serissime.
Discredito il mio popolo, lo umilio di fronte all'opinione pubblica internazionale, compro i suoi voti con un pacco di pasta.
Prometto e non mantengo, affermo e ritratto, rilascio interviste e me ne scappo.
Ho un potere immenso e non lo divido con nessuno.
Sto male, ma sembro immortale.
Il Divo oggi sono io.
Non ho pudore.
Non ho sapore.
Sono incolore.
Anzi no, sono scuro come l'abisso che ho tracciato.
Sono triste. Faccio paura.
Non sono il male.
Sono quello della porta accanto in un casolare abbandonato.
Voglio di più. Voglio parlare senza ascoltare.
Voglio riscrivere la tua storia. Anzi, la voglio cancellare.
Mi piacciono le donne, regalarei a tutte pantofole e ministeri.
Darei amore, pace, speranza e alternative. Come la Chiesa Cattolica.
Controllerei, ammaestrarei, dividerei ed unirei. Come un Papa.
C'è ancora tanto che posso e voglio fare.
Sono inesauribile e se vi opporrete saprò come deludervi.
Sono spregiudicato, livido, faccio la vittima, me la rido, disturbo, stabilisco priorità mie per collettive.
Sono unto, sono rifatto, sono basso, sono vecchio e contro i giovani. Sono ricco.
Sono stato inquisito, seguo la mia legge e la faccio diventare dello Stato.
Sono un barone senza nobiltà.
Intercetto il disgusto e l'invidia e le metto a tacere.
Traffico con le menti dei più deboli, mi diverto, racconto barzellette ma non faccio ridere.
Sono comico, ma faccio cose serissime.
Discredito il mio popolo, lo umilio di fronte all'opinione pubblica internazionale, compro i suoi voti con un pacco di pasta.
Prometto e non mantengo, affermo e ritratto, rilascio interviste e me ne scappo.
Ho un potere immenso e non lo divido con nessuno.
Sto male, ma sembro immortale.
Il Divo oggi sono io.
Non ho pudore.
Non ho sapore.
Sono incolore.
Anzi no, sono scuro come l'abisso che ho tracciato.
Sono triste. Faccio paura.
Non sono il male.
Sono quello della porta accanto in un casolare abbandonato.
Voglio di più. Voglio parlare senza ascoltare.
Voglio riscrivere la tua storia. Anzi, la voglio cancellare.
Mi piacciono le donne, regalarei a tutte pantofole e ministeri.
Darei amore, pace, speranza e alternative. Come la Chiesa Cattolica.
Controllerei, ammaestrarei, dividerei ed unirei. Come un Papa.
C'è ancora tanto che posso e voglio fare.
Sono inesauribile e se vi opporrete saprò come deludervi.
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venerdì 13 giugno 2008
Italia-Romania: non è un gioco.
Con un Pil di $246.7 miliardi, la Romania ci fa un baffo.
Li abbiamo conquistati ai tempi dei Romani e gli abbiamo lasciato una lingua con cui parlare [omissis], ma oggi, 'sti ingrati, ci vogliono battere.
Loro chi hanno come icona nazionae? Eh?
Un succhia-sangue-a-tradimento, un draculoide diventato famoso grazie allo straniero inglese Bram Stocker.
Noi non abbiamo mai avuto bisognio di anglo-americani per liberarci, crescere e diventare grandi [omissis]. Da Silla ai Borgia, da Coppi a Roby Baggio abbiamo fatto tutto da soli [omissis]. E si vede.
Noi siamo 65 anni senza fascisti e dittature [omissis]. Loro si sono liberati di Ceausescu e mogliettina solo nel 1989. [Cazzo, si sono fatti fregare da due comunisti, che fessi].
Noi abbiamo nel loro territorio 23.078 imprese italiane e ospitiamo appassionatamente 342.000 immigrati regolari rumeni nel nostro. Gli diamo un casino di lavoro e ci ripagano svaligiando le nostre case. E hanno pure il coraggio di chiedere soldi financo in metro, con la scusa della "famiglia povera". Cazzi loro se non sono nati in Brianza. A lavurà!
Eppure, qualcosa di malvagio, insopportabile e vigliacco sta per succedere anche sulla mia pelle.
IO - un italiano - verrò cacciato dal mio ufficio oggi, alle 17.30, perché alle 18 c'è la partita. Griderò LASCIATEMI LAVORARE!
Ma il padrone risponderà:
"Non ora".
Ed io me ne fotto se alla stessa ora un rumeno griderà a qualche camicia verde: LASCIATEMI LAVORARE, perché a lui il grassone darà una risposta diversa e sacro-santa:
"Non qui".
------------------------------------------------------------------------
Adesso, con lo stomaco vuoto in attesa di spezzare il pane con gli altri, una paura mi assale.
Se oggi la Nazionale non vincerà, il sacrificio di stasera sarà vano. Lo so, non sarò il solo martire.
Lo dico con sincerità e buon cuore, io vorrei tanto lavorare quella mezz'ora in più: per me, per il mio paese, per il mio partito-azienda, per il mio presidente-operaio, per il Pil. Voglio produrre, sentirmi utile, comprarmi casa, visitare la Transilvania.
San Cassano, aiutami tu. Sono con te. Il tuo estro, la tua fantasia sono così italiani. Lo so che no mi deluderai. Ma non fare tutto da solo [omissis].
Buffon fai il miracolo, parale tutte. Avrai le chiavi del [omissis], troverai le gnocche ad attenderti, te le procurerà [omissis] u' calabrese. [omissis] è già apparso sulla tua porta. Lo vedo.
Non possiamo perdere, siamo i Campioni del Mondo.
A rispedire Mutu e i suoi compagni comunisti con le dovute maniere ci penseremo poi, tutti insieme. Ragazzi, voi pensate solo a batterli.
Per la gloria, per la patria, per l'onore gli spezzeremo le reni e [omissis] VINCERE... E VINCEREMO!
Li abbiamo conquistati ai tempi dei Romani e gli abbiamo lasciato una lingua con cui parlare [omissis], ma oggi, 'sti ingrati, ci vogliono battere.
Loro chi hanno come icona nazionae? Eh?
Un succhia-sangue-a-tradimento, un draculoide diventato famoso grazie allo straniero inglese Bram Stocker.
Noi non abbiamo mai avuto bisognio di anglo-americani per liberarci, crescere e diventare grandi [omissis]. Da Silla ai Borgia, da Coppi a Roby Baggio abbiamo fatto tutto da soli [omissis]. E si vede.
Noi siamo 65 anni senza fascisti e dittature [omissis]. Loro si sono liberati di Ceausescu e mogliettina solo nel 1989. [Cazzo, si sono fatti fregare da due comunisti, che fessi].
Noi abbiamo nel loro territorio 23.078 imprese italiane e ospitiamo appassionatamente 342.000 immigrati regolari rumeni nel nostro. Gli diamo un casino di lavoro e ci ripagano svaligiando le nostre case. E hanno pure il coraggio di chiedere soldi financo in metro, con la scusa della "famiglia povera". Cazzi loro se non sono nati in Brianza. A lavurà!
Eppure, qualcosa di malvagio, insopportabile e vigliacco sta per succedere anche sulla mia pelle.
IO - un italiano - verrò cacciato dal mio ufficio oggi, alle 17.30, perché alle 18 c'è la partita. Griderò LASCIATEMI LAVORARE!
Ma il padrone risponderà:
"Non ora".
Ed io me ne fotto se alla stessa ora un rumeno griderà a qualche camicia verde: LASCIATEMI LAVORARE, perché a lui il grassone darà una risposta diversa e sacro-santa:
"Non qui".
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Adesso, con lo stomaco vuoto in attesa di spezzare il pane con gli altri, una paura mi assale.
Se oggi la Nazionale non vincerà, il sacrificio di stasera sarà vano. Lo so, non sarò il solo martire.
Lo dico con sincerità e buon cuore, io vorrei tanto lavorare quella mezz'ora in più: per me, per il mio paese, per il mio partito-azienda, per il mio presidente-operaio, per il Pil. Voglio produrre, sentirmi utile, comprarmi casa, visitare la Transilvania.
San Cassano, aiutami tu. Sono con te. Il tuo estro, la tua fantasia sono così italiani. Lo so che no mi deluderai. Ma non fare tutto da solo [omissis].
Buffon fai il miracolo, parale tutte. Avrai le chiavi del [omissis], troverai le gnocche ad attenderti, te le procurerà [omissis] u' calabrese. [omissis] è già apparso sulla tua porta. Lo vedo.
Non possiamo perdere, siamo i Campioni del Mondo.
A rispedire Mutu e i suoi compagni comunisti con le dovute maniere ci penseremo poi, tutti insieme. Ragazzi, voi pensate solo a batterli.
Per la gloria, per la patria, per l'onore gli spezzeremo le reni e [omissis] VINCERE... E VINCEREMO!
lunedì 26 maggio 2008
Avanti Popolo!
Dal 13 aprile qualcosa è cambiato.
Ho osservato come la gente si comporta con le cacche per strada.
Nessuno svolta più a destra o a sinistra della problematica.
OOOOP... fanno tutti un salto in avanti.
L'Italia a piedi uniti finalmente si muove.
E' bellissimo.
Il Governo è unito. La Politica è unita. La Confindustria è unita. I Poliziotti a Napoli sono uniti. Messina presto sarà unita. Persino Soru ispira Unità!
E non preoccupiamoci per il po' po' di energia che ci vorrà per disintegrare l'atomo. Ce la faremo! A piedi uniti si può.
Perciò stringiamo! Il palo che ci siamo infilati dietro non si muoverà, ma noi sì.
Avanti Popolo! OOOOOP!
Ho osservato come la gente si comporta con le cacche per strada.
Nessuno svolta più a destra o a sinistra della problematica.
OOOOP... fanno tutti un salto in avanti.
L'Italia a piedi uniti finalmente si muove.
E' bellissimo.
Il Governo è unito. La Politica è unita. La Confindustria è unita. I Poliziotti a Napoli sono uniti. Messina presto sarà unita. Persino Soru ispira Unità!
E non preoccupiamoci per il po' po' di energia che ci vorrà per disintegrare l'atomo. Ce la faremo! A piedi uniti si può.
Perciò stringiamo! Il palo che ci siamo infilati dietro non si muoverà, ma noi sì.
Avanti Popolo! OOOOOP!
lunedì 14 aprile 2008
Un paese bipolare?
Spiegavo in questi giorni al mio coinquilino americano, deluso dalla sua avventura italiana, che Milano non è l'Italia. "Per trovare il meglio - gli dicevo - devi andare a Verona, Mantova, Bergamo, Padova, Perugia, Assisi, Napoli, Palermo, Lecce, Nuoro. Perché sai -aggiungevo - l'Italia è il paese dei cento comuni, delle piccole realtà legate ancora alle bellezze del territorio e alle cure familiari".
Parlando di famiglia, mi ha guardato male facendomi capire che la famiglia è un valore un po' più universale. Capito l'errore, sono tornato sui miei passi e ho cercato di spiegargli l'Italia attraverso la comicità di due nostri eroi: Totò e Sordi.
Gli ho detto che Totò rappresenta la comicità primitiva, teatrale, spontanea e dissacrante nel gesto apparentemente senza senso. "Conosci Arlecchino? Ecco, un po' come lui. Il teatro comico è nato qui, lo sai? Bene". "Sordi è invece una specie di comico d'autore, un po' più difficile da spiegare, te ne parlo un'altra volta".
Siamo andati su Youtube e gli ho mostrato la scena del treno di Totò, quella in cui sbeffeggia un rappresentante del potere, l'onorevole Cosimo Trombetta... "Aaah, e chi non conosce quel trombone di suo padre". Giù risate.
Ogni regione italiana ha sempre avuto - gli ho spiegato - la sua maschera, il suo comico. Poi, qualcuno più bravo diventava un simbolo nazionale capace di far ridere tutti e di irridere il potere. Ma nessuno, neanche Totò, è stato mai in grado di corrodere il potere, di logorarlo fino a migliorarlo o farlo cadere.
La comicità innata degli italiani non ha mai rappresentato una fonte di cambiamento, ma uno status quo. Non tanto perché i politici sono spesso più comici dei comici veri, ma perché noi tutti ridiamo e poi siamo contenti. Nessun comico, neppure Grillo, cambierà mai la politica italiana perché agli italiani piace ridere insieme, ma lottare in ordine sparso.
Oggi ha vinto Veltrusconi. Lo status quo semplificato a due grandi coalizioni.
---------------------------------------------------------------
Il bipolarismo, come sogno e necessità politica italiana, risale almeno a trenta anni fa, a Berlinguer e Moro. Quella visione fu fermata col terrorismo, con le stragi, con i silenzi.
Quando iniziai ad interessarmi di politica, agli inizi degli anni '90, prima ancora di Mani Pulite c'era Bossi che diceva "Basta, Roma ladrona". A sbeffeggiare la politica con il celodurismo era un politico, non un comico. Bossi fu il primo personaggio fuori dalle ideologie comuniste, socialiste e democristiane a dire che c'era bisogno di qualcosa di nuovo. E molti lo seguirono.
Poi arrivarono i tribunali e le stragi di Palermo. Sembrava il momento buono per qualcosa d buono. Il bipolarismo, la politica dell'alternanza. Ma non era così. C'erano ancora le ideologie a rompere i maroni.
Oggi, definitivamente disintegrati pure i comunismi, fino alla loro completa sparizione dal nostro Parlamento, Bossi è il trionfatore, insieme a Di Pietro, eroe dell'epoca dei tribunali.
Ci sono voluti un po' di anni, molti disastri e soprattutto due grosse aggregazioni bancarie prime di arrivare al bipolarismo di questo 13 e 14 aprile 2008. Sì, le banche, perché la politica non è dei comici, ma dei progetti, del denaro che serve per realizzarli e della gente che è disposta a crederci.
Veltrusconi non sono i due leader dei principali partiti italiani fusi insieme, ma l'entità che rappresenta in parlamento gli interessi economici.
Dei soldi non ridono nemmeno gli italiani - ho detto a Jacob - "ne abbiamo tutti un gran rispetto".
Quindi, guardiamoci intorno e scoviamo nei nostri cento comuni le ricchezze che ancora non abbiamo disperso, perché a quelle ci teniamo, no? Se saremmo capaci una volta tanto di non metterci a ridere per tutto il resto, forse faremo qualcosa di buono e il mio coinquilino americano smetterà di prendermi in giro quando vede i nostri politici alla TV.
Parlando di famiglia, mi ha guardato male facendomi capire che la famiglia è un valore un po' più universale. Capito l'errore, sono tornato sui miei passi e ho cercato di spiegargli l'Italia attraverso la comicità di due nostri eroi: Totò e Sordi.
Gli ho detto che Totò rappresenta la comicità primitiva, teatrale, spontanea e dissacrante nel gesto apparentemente senza senso. "Conosci Arlecchino? Ecco, un po' come lui. Il teatro comico è nato qui, lo sai? Bene". "Sordi è invece una specie di comico d'autore, un po' più difficile da spiegare, te ne parlo un'altra volta".
Siamo andati su Youtube e gli ho mostrato la scena del treno di Totò, quella in cui sbeffeggia un rappresentante del potere, l'onorevole Cosimo Trombetta... "Aaah, e chi non conosce quel trombone di suo padre". Giù risate.
Ogni regione italiana ha sempre avuto - gli ho spiegato - la sua maschera, il suo comico. Poi, qualcuno più bravo diventava un simbolo nazionale capace di far ridere tutti e di irridere il potere. Ma nessuno, neanche Totò, è stato mai in grado di corrodere il potere, di logorarlo fino a migliorarlo o farlo cadere.
La comicità innata degli italiani non ha mai rappresentato una fonte di cambiamento, ma uno status quo. Non tanto perché i politici sono spesso più comici dei comici veri, ma perché noi tutti ridiamo e poi siamo contenti. Nessun comico, neppure Grillo, cambierà mai la politica italiana perché agli italiani piace ridere insieme, ma lottare in ordine sparso.
Oggi ha vinto Veltrusconi. Lo status quo semplificato a due grandi coalizioni.
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Il bipolarismo, come sogno e necessità politica italiana, risale almeno a trenta anni fa, a Berlinguer e Moro. Quella visione fu fermata col terrorismo, con le stragi, con i silenzi.
Quando iniziai ad interessarmi di politica, agli inizi degli anni '90, prima ancora di Mani Pulite c'era Bossi che diceva "Basta, Roma ladrona". A sbeffeggiare la politica con il celodurismo era un politico, non un comico. Bossi fu il primo personaggio fuori dalle ideologie comuniste, socialiste e democristiane a dire che c'era bisogno di qualcosa di nuovo. E molti lo seguirono.
Poi arrivarono i tribunali e le stragi di Palermo. Sembrava il momento buono per qualcosa d buono. Il bipolarismo, la politica dell'alternanza. Ma non era così. C'erano ancora le ideologie a rompere i maroni.
Oggi, definitivamente disintegrati pure i comunismi, fino alla loro completa sparizione dal nostro Parlamento, Bossi è il trionfatore, insieme a Di Pietro, eroe dell'epoca dei tribunali.
Ci sono voluti un po' di anni, molti disastri e soprattutto due grosse aggregazioni bancarie prime di arrivare al bipolarismo di questo 13 e 14 aprile 2008. Sì, le banche, perché la politica non è dei comici, ma dei progetti, del denaro che serve per realizzarli e della gente che è disposta a crederci.
Veltrusconi non sono i due leader dei principali partiti italiani fusi insieme, ma l'entità che rappresenta in parlamento gli interessi economici.
Dei soldi non ridono nemmeno gli italiani - ho detto a Jacob - "ne abbiamo tutti un gran rispetto".
Quindi, guardiamoci intorno e scoviamo nei nostri cento comuni le ricchezze che ancora non abbiamo disperso, perché a quelle ci teniamo, no? Se saremmo capaci una volta tanto di non metterci a ridere per tutto il resto, forse faremo qualcosa di buono e il mio coinquilino americano smetterà di prendermi in giro quando vede i nostri politici alla TV.
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