mercoledì 26 agosto 2009

Wallace Souza: storia di un politico del XXI secolo.

Souza.

Che vi dice questo nome? Come non vi ricordate? Souza era il cattivo più cattivo che si scontra con Al Pacino-Scarface, quel narcotrafficante invetato da Oliver Stone e Brian De Palma che ci regala la celebre sparatoria finale del film con tuffo in piscina dell'eroe Tony Montana.

Ebbene, nella realtà, nello stato di Manaos in Amazzonia, esiste un Wallace Souza altrettanto spietato.

Ma... fermi un attimo! Anche Wallace non è mica un nome da niente, direi di tarantiniana memoria. Come dimenticare il boss Marcelus Wallace di Pulp Fiction, noto ai posteri per le disavventure del suo sacro orifizio.

Ok, torniamo al personaggio reale. Wallace Souza, ex poliziotto classe 1958, è oggi un noto conduttore televisivo e politico brasiliano. La sua fama è nata grazie ad un programma TV di grandissimo successo in una regione amazzonica in cui venivano mostrate immagini reali di arresti e raid della polizia contro criminali senza scrupoli.

Le immagini erano - manco a dirlo - violente e crude. Insomma, come in Scarface e Pulp fiction, solo un po' più reali.

Forte del suo grande successo come conduttore, qualche anno fa Souza si è dato alla politica risultando il più votato dello Stato dell'Amazzonia. Tutto grazie alla formula: tanti allocchi davanti alla TV, tanti polli in fila al seggio.

Come nelle storie migliori, nella sua vita è entrato però un personaggio losco, tale Moacir Moa Jorge da Costa, anche lui ex poliziotto e killer a pagamento.

Di recente Moacir è stato arrestato e accusato di un lungo elenco di crimini finché se ne esce con una cosa che rovina la stella di Souza: lo accusa infatti di essere il mandante di diversi omicidi, commissionati apposta per essere ripresi "a caldo" dalle telecamere del suo programma TV.

Ora dico io, se c'è chi pianifica omicidi per il gusto degli spettatori più rincoglioniti, non c'è tanto da stupirsi se pochi si accorgono che un TG qualsiasi può farci vedere ciò che vuole.

p.s.: leggetevi l'articolo di Vargas Llosa su La Stampa.

p.s. bis: non che a rileggersi la biografia di Giulio Cesare le cose siano tanto diverse.

Oh tempora, Oh mores!

mercoledì 29 aprile 2009

Il Reuccio, la Lady Ferita, il Lord Padano e il sì al Referendum

Sembra una trama shakeaperiana, invece è l'Italia.

Nella politica dello stivale non c'è mai stato un Re. C'è stato un Duce e qualche monarca di statura più nana del nostro, perché tutti privi di un potere diffuso come quello attuale di Berlusconi.

Gli altri paesi europei un Re l'hanno avuto, Spesso più di uno.

Quei re stranieri hanno avuto un ruolo storico, quello di limitare i poteri dei baroni costruendo un potere centrale che col tempo e il cambio di scenario politico e sociale si è trasformato in sistema unitario e meglio governabile. Ciò che è mancato all'Italia.

Fino all'altro ieri. Oggi c'è un Premier che sceglie i suoi candidati nelle regioni (vedi Sardegna, Abruzzo ecc ecc) mettendo a tacere - così pare - le pretese dei signorotti locali. C'è un Premier che sa e può dire la sua in ogni questione pubblica (è al governo) e privata (controlla la pubblicità e quindi l'imprenditoria). C'è un Premier che non è un Duce, secondo alcuni al massimo è un ducetto. Per me - limitatametne a questo post - Berlusconi può essere un'occasione da non lasciarsi sfuggire.

L'Italia ha avuto staterelli, signorie, potentati, sistemi pentapartitici, CAF. Sempre e comunque poteri divisi o condivisi e mai sintetici (pare che almeno nella finanza un Re indiscusso ci sia stato, quel Cuccia signore di Mediobanca dove oggi siede la figlia del Premier).

Il punto è: quando sopraggiungerà la fine politica di Berlusconi, i signorotti locali rialzeranno la cresta o Berlusconi sarà stato davvero così forte da cambiare il sistema e lasciarcene uno, forse più indebitato, ma almeno capace di esprime leadership che non devono contrattare ogni giorno con signorotti e colonnelli la delega a governare ricevuta dagli elettori?

Tutte queste riflessioni nascono dalla dichiarazione più importante che Berlusconi potesse fare. Un vero spartiacque politico. E cioè il suo appoggio al referendum.

La rilevanza della notizia è da leggere tra le righe di quella Novella 2000 che è il nostro sistema di informazione. Berlusconi l'ha detto sottovoce per evitare che Lord Bossi s'incazzi, e ha dovuto schierare il gossip familiare a distrarre un po' i leghisti e tutti gli altri.

Oggi leggerete infatti ovunque che Veronica Lario è disgustata dal "ciarpame senza pudore", riferendosi alle veline destinate al Parlamento Europeo, personalmente scelte dal marito-premier. Notizia così preminente rispetto al temutissimo scontro Berlusconi-Bossi, da diventare la prima su tutti i siti di informazione - aaah! volesse il cielo che i giornalisti leggessero più La voce che Dagospia!

Tornando a bomba. Se Berlusconi appoggerà davvero il referendum che introduce il premio di maggioranza per il partito che prende più voti e non per la coalizione, e se il referendum passerà, probabilmente cadrà il governo, ma lui diventerà un quasi statista. Perché la Lega non sarà più perno di niente e avremo due soli megapartiti. Insomma, un'Italia un po' meno schiava dei ricatti dei nani.

Quelli veri.

[P.s. a Franceschini: piuttosto che al dito tra moglie e marito, sta attento al ditino tra il Reuccio e il suo Lord. Il PD ha tutto da guadagnare da quella lite]

[Gli storici mi scusassero per le palesi semplificazioni]

[Vignetta da Google Images]

martedì 28 aprile 2009

2.427.000 italiani sono più poveri di due milioni e mezzo di italiani

Sembra un paradosso ma non lo è.
Un titolo di giornale con una cifra scritta in numeri si vede più di uno con le cifre scritte in lettere.

Oggi corriere.it pubblica un articolo piuttosto illuminante sulla povertà che aumenta in Italia. Chi ne parla? Chi ne discute? Ma che ooooh? C'è da incazzarsi per questo silenzio.

Se il PD lo capisse, che certi temi vanno affrontati, magari con l'aiuto di qualche stratagemma di comunicazione, forse ruberebbe una prima pagina, non dico al Berlusca ma almeno a Josef [oggi anche lui in Abruzzo a chiedere chiese più solide. Che satanasso! Lui sì che copia come si deve il nostro divo].

Forse i dirigenti PD hanno bisogno di un po' di allenamento.
Se non ci lasciano gli attributi una volta per tutte.


domenica 26 aprile 2009

PD Telefono Casa



C'era una volta ET, l'alieno di Spielberg.

C'è oggi Debora Serracchiani, l'aliena dell'establishment politico. Imposta all'attenzione dei dirigenti PD da quella base che ancora crede nel PD, più dei vertici del PD. Imposta dalla Rete tra i nomi in lista per le Europee.

Come c'è arrivata?

Cultura [sua]
Intelligenza [sua]
Sintesi [sua]
Rabbia [sua e nostra]
Argomenti [suoi, nostri, dei riformisti]
Rete [di tutti]
Tam Tam [proporzionale alle sue doti e alla nostra rabbia]
TV [Rai ancora servizio pubblico - Grazie Daria!]
Telefono [di Franceschini?]

Perché io non so se l'ha chiamata Franceschini in persona per comunicarle che i vertici del PD, costretti dal furor del popolo di sinistra, volevano farne uno dei nomi nuovi del partito.

Ma so che il PD avrà ancora una casa, il PD si sentirà a casa, il PD non se ne andrà a casa se gente come Debora mostrerà le palle dicendo che D'Alema, Rutelli e Binetti sono ormai delle minoranze nel popolo dei riformisti.

Perciò, se D'Alema, Rutelli, Binetti e tutti gli altri che non ci rappresentano più vorranno mettere a disposizione la loro esperienza e i loro contatti per la causa della maggioranza del popolo dei Riformisti, ben venga. Se no:

A CASA!!

venerdì 24 aprile 2009

Un po' mafiosi per battere il Re Sole

Ogni tentativo di opposizione alla macchina berlusconiana è al momento destinata a fallire.

Non lo dico con rassegnazione, ma con la presa di coscienza che gli sforzi di chi si considera Riformista debbano essere spostati sui temi, quei temi che davvero interessano la gente di domani, il giorno in cui il fenomeno e il potere di Berlusconi sarà tramontato.

E lo dico anche perché, nonostante l'Italia sia troppo poco abituata al bipolarismo e all'alternanza, Berlusconi ha vinto e deve essere lasciato governare. Certo, ci sono le ansie che nascono da possibili derive autoritarie, dal saccheggio delle risorse dello Stato, dal terrore che alla fine di questo ciclo politico il debito pubblico sarà spaventoso al punto da non lasciare nessuna manovra realmente riformista, per non parlare delle ansie che derivano dal potere crescente di una cultura leghista e fannullona - ben inteso, le due cose non sono legate insieme, anzi credo che i leghisti nascano e rimangano persone attive e produttive, seppur sempre più razzisti, mentre i fannulloni sono i portatori sani della cultura neutra e del pensiero unico, di chi non si è mai posto la domanda: che individuo sarei senza la protezione della massa?

Queste ansie ci impongono di tenere un occhio vigile, ma le vere energie devono essere spese su altre cose.
Per esempio, opporsi alla nuova, ennesima trovata propagandistica di spostare il G8 dalla Maddalena all'Abruzzo è un'inutile follia. Qualsiasi manifestazione dei no global sarà bollata dai mezzi di informazione come un tentativo estremista di chi non capisce la tragedia dei terremotati e l'impegno del governo e dei grandi della Terra a loro favore. E' sicuro che l'attenzione dei moderati andrà a favore di Berlusconi. E così pure il loro voto.

E' inutile. Il governo Berlusconi è innanzitutto una task force esperta di comunicazione. Dietro i ministri c'è un gruppo straordinariamente organizzato che calcola ogni mossa. Rispondere alle mille iniziative, spesso solo propagandistiche, non serve a nulla, fa solo il gioco di chi le ha innescate. Non a caso quando la bomba si rivela controproducente, arriva sempre la smentita con toni calmi, bonari, pacificatori. Ancora una volta toni moderati per acchiappare i moderati (che per fortuna ancora esistono, anche se non so per quanto).

Quando Fini si oppone a Berlusconi perché lo fa? Per il suo ruolo istituzionale? Perché davvero sta diventando uno di sinistra? Ma fatemi il piacere. Chi ascolta Fini vota comunque PDL, o no? L'acqua arriva allo stesso mulino. O, detto in altri termini, il berlusconismo si fa opposizione da solo, sottraendo all'opposizione parlamentare e extraparlamentare i suoi temi. Quando Fini difende la Costituzione, lo Stato laico ecc ecc, sottrae con tutta la sua forza comunicativa i temi che dovrebbero essere di Franceschini e compagni. Gli ruba la scena e di conseguenza i voti.

L'obiettivo è il tanto dichiarato 51% + 1 alle Europee. Un obiettivo possibile? Non so, ma è pur sempre un obiettivo che loro hanno, forte, chiaro e a breve scadenza, in attesa di un nuovo obiettivo. Diversamente da noi che non ne abbiamo alcuno se non quello di fare opposizione.

I Riformisti non riusciranno mai a mettere i bastoni tra le ruote al berlusconismo inseguendo il berlusconismo. La partita è già persa. I Riformisti devono guardare avanti con temi propri.

I temi? Uno su tutti: l'educazione, la scuola, la meritocrazia. In altre parole: la cultura del domani.

Le scuole sono nei quartieri. Lì vive la gente, lì si gioca a pallone. Lì un po' per volta bisogna ripartire. La svolta arriverà un giorno dal basso. Conquistare ora i titoli dei giornali non serve, soprattutto se si gioca di rimessa.

L'unico momento in cui il Governo ha avuto paura di perdere consensi è stato con gli errori madornali della riforma Gelmini e la reazione fortissima dell'Onda nelle piazze. una reazione inaspettata e non pilotata, giunta dal basso. Qui il berlusconismo ha dovuto giocare di rimessa.

Io però non credo che si debba stimolare la scuola portandola in piazza. Sarebbe una strumentalizzazione degli studenti che tali devono restare, oltre che un'occasione di sponda e rinculo per chi aspetta dalla piazza un nuovo, inutile estremismo con falce e martello. La scuola va lasciata nelle aule a fare quello che deve: dare cultura, educazione, responsabilità, capacità critica. Perché questo è l'obiettivo ultimo: costruire - o conservare - una società preparata a gestire se stessa, pronta a difendere e riconoscere i diritti dell'individuo, dal più forte al più debole, dal più uguale al meno uguale.

Faccio una provocazione. L'Italia è un paese mafioso? Sì, il più mafioso di tutti. E cosa fa la mafia da 15 anni a questa parte? Sta in silenzio, non scende più nelle piazze con le bombe e le stragi che spaventano i moderati. La mafia ha capito che il potere e il controllo della società si conquista col denaro accumulato e il silenzio del ricatto, senza dare nell'occhio. Perciò i Riformisti facciano i mafiosi una volta tanto. Smettano di vivere da protagonisti, da eccentrici, da radical chic eticamente superiori e ben vestiti. I Riformisti operino una volta tanto nell'ombra, in silenzio, portando avanti la loro causa senza dare nell'occhio.

Lasciamo che Berlusconi sia sempre esposto alla luce dei suoi riflettori. Lasciamo che faccia il Re Sole. Noi muoviamoci altrove, veloci e rapidi con le nostre idee.

Alla lunga, chi corre all'ombra si stanca di meno.

[Foto da Flickr]

martedì 4 novembre 2008

Energy and West Revolution

L'informazione è potere, e i mezzi di comunicazione sono il braccio armato di un sistema fondato su di essa.

Niente di nuovo. L'Occidente conosce questa formula molto prima di Orson Wells e Licio Gelli.

Ciò che è nuovo, è quanto in molti ci auguriamo possa accadere tra oggi e domani: l'elezione del primo presidente nero della storia americana nel momento più critico e transitorio del Sistema Occidente. Un presidente che saprebbe dire a tutti noi qualcosa di nuovo in tv, sul web, alla radio. Una faccia pulita, perfetta per dare SPERANZA e FUTURO al solito, caro, Occidente un po' agonizzante e in crisi d'identità. Quanto farà per gli altri paesi Obama e per il mondo intero? Non so. Ghandi è un'altra cosa.

Questo post, però, non è dedicato ad Obama. Questo post è un ritorno alla mia scrittura sul web con un tema di più ampio respiro.
Guardate questo video:



E' Kennedy, l'Obama del passato che chiama una nuova rivoluzione, quella energetica. E non a caso il video è sponsorizzato da Greenpeace, un brand dell'ecologia che sa come creare eventi di comunicazione per le proprie battaglie ambientaliste. Battaglie che presto importeranno anche ai grandi della terra che mangeranno sushi a Kyoto più spesso di quanto abbiano fatto negli ultimi anni, per firmare nuovi protocolli in difesa della Natura e, ancor più, in difesa del loro potere.

Non voglio mettere sullo stesso piano Greenpeace - che sostengo con la mia quota annuale di 50 euro - con quanto dirò tra poco. Voglio solo riflettere sulla prossima bolla - o balla - naturista, parlando di geopolitica e di ciò che a mio avviso ci aspetta.

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La bolla finanziaria è scoppiata. Quella del petrolio pure e anche quella delle materie prime. Molti ci hanno perso, ma i soliti nomi hanno guadagnato capitali enormi, rastrellando il necessario per la trasformazione del sistema energetico-produttivo con nuove infrastutture e nuove tecnologie dai costi colossali, che chi comanda non intende certo pagare di tasca propria.
Per abbandonare il sistema globale basato sul petrolio e passare ad uno nuovo fondato su fonti energetiche rinnovabili, occorrono risorse economiche stratosferiche. Quei 700 miliardi di dollari stanziati dal governo americano per salvare il suo sistema finanziario sono solo una goccia in confronto.

I grandi player energetici questo le sanno bene, petrolio carbone e gas stanno 'a finì! E da tempo riflettono:

"Che famo per garantire che Sistema l'Occidente sia il più potente dei Sistemi Globali anche per i prossimi 50 anni, in barba a Cina, India e Russia?".

Come diceva il Principe di Salina, bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com'è. Ma per cambiare ci vogliono i soldi.

La guerra in Iraq - e un po' meno quella afgana - hanno avuto il doppio ruolo di mettere un piede con gli anfibi da marines in zone produttive strategiche per tenere sotto scacco i paesi emergenti affamati di petrolio e, cosa altrettanto importante, spingere il prezzo del barile in alto per permettere agli attori in campo di guadagnare sul prezzo stesso del petrolio.
Da un lato, i protagonisti industriali che costruiranno i nuovi impianti e troveranno nuove tecnologie di sfruttamento di risorse rinnovabili, rendendo solare, eolico, geotermico ecc sempre meno cari, di scala, redditizzi.
Dall'altro lato ci sono i protagonisti finanziari, ossia i fondi sovrani dei paesi produttori e i grandi investitori internazionali. La Finanza con la "F" maiuscola, che non è certo morta a causa dei mutui subprime. Anzi, grazie ad essi ci ha guadagnato alla grande. Perché - come dice un mio amico che lavora in banca - nelle crisi di borsa non è concepibile che tutti perdano. C'è sempre qualcuno che guadagna: chi la crisi l'ha voluta, prevista e innescata.

E le grandi banche, a cominciare da quelle americane? Ebbene, le grandi banche non a caso sono oggi un po' più pubbliche, un po' meno sparpagliate e un po' più sotto un ombrello comune. Perché il disegno di conversione del sistema globale deve stare in mano a meno persone possibile. Meno teste diranno la loro nei prossimi anni, più sarà facile - a livello di decisioni, scelte e spostamento di capitali e creazioni di infrastrutture - attuare la trasformazione del sistema in tempi brevi.

Quindi questo è il quadro. Obama verrà eletto? Se lo sarà, la conversione del modello occidentale da un sistema basato sul petrolio ad un sistema più ecologico sarà più facile. Perché Obama è un simbolo forte del nuovo. Come lo era Kennedy (forse più oggi che ieri, viste le pallottole che s'è beccato).

Il sistema politico-industriale-finanziario globale ha già detto la sua. E Obama è il portavoce del Sistema, il migliore. Perché più di Mc Cain è in grado di guidare, stimolare e ammaliare la gente comune su una decisione già presa da chi comanda. Tutti noi simpatici spendaccioni compreremo auto ecologiche e installeremo fotovoltaici convinti - in un modo o nell'altro - da Obama o da chi ha il faccino pulito. E' come nel film Il Petroliere: Daniel Day Lewis andava a stringere contratti tenendo per mano il suo bambino dal visino innocente. Lacrima olet.

Ecco quindi che l'ecologia e le fonti rinnovabili sono la nuova bolla che ci aspetta. Ne sono convinti in tanti, se n'è parlato anche a Report nella puntata dedicata al crac finanziario.

Ma questa volta non sarà solo una bolla. Non si tratta più solo di laboratori creativi della Silicon Valley da innaffiare con venture capital o di mutui da regalare a tutti. Questa bolla servirà ad andare molto oltre, a spingere l'Occidente più avanti dei paesi emergenti riguadagnando il terreno perso. E' la strategia con cui l'Occidente propone ancora una volta se stesso come leader dalla faccia buona e democratica. La faccia ecosostenibile e non razziale di Kennedy-Obama.

Il successo dell'Occidente è da sempre un successo di comunicazione e si scrive con due parole: FUTURO e SPERANZA.

Il West System ha trionfato nell'ultimo secolo sul nazionalsocialismo e sul comunismo perché era un sistema fondato su questi due valori comunicativi. Troppo spesso specchietti per le allodole di un organismo ben più cinico e pragmatico a cui poco è importato di disperdere risorse, affamare popoli e assetarne altri.

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L'Occidente non è morto. Sta solo cambiando faccia.

Ne beneficierà l'ecosistema, oltre che il Sistema?

Staremo a vedere.

giovedì 11 settembre 2008

Casa

"Tu ce l'hai fatta, - disse Nuto, - e più nessuno osa parlartene; ma quelli che non ce l'hanno fatta? Non sai quanti meschini ci sono ancora sulle colline... C'era anche chi li scherzava. Tu ce l'hai fatta, - disse Nuto, - perché bene o male hai trovato una casa... Non bisogna dire, gli altri ce la facciano, bisogna aiutarli".

La luna e i falò - Cesare Pavese

domenica 7 settembre 2008

Succede a Cagliari

O' Papa è stato ieri in visita nella mia città. Ha pure mangiato a 3 minuti da dove vivono i miei, dove frequentai le scuole medie.

Ciò che mi ha colpito è stata però la presenza del premier. Come dire: l'onnipresente insieme all'onnipotente. E questo perché? Una risposta ce l'aveva Soru sul suo visetto sardo "oscurato" da sifatti potenti.

E sì, perché a breve ci saranno le Regionali sarde e tanti sanno che il centrodestra ce la vuole mettere tutta per riconquistare l'isola e sottrarla a Soru, ex-imprenditore di successo, ricco, neo-proprietario dell'Unità.

Quindi: quale migliore spottone se non la coppia più potente d'Italia unita sul sacro suolo della Basilica di Bonaria?

mercoledì 3 settembre 2008

People are what they buy?

Se questa vecchia frase markettara sia ancora vera non so. Forse sì.

Soprattutto a giudicare da ciò che ho visto nel mio ultimo viaggio nelle repubbliche baltiche. Qui infatti l'occidentalizzazione - ossia shopping, centri commerciali, moda, macchine superfighe, mc donald's - è talmente esplosiva, che l'ostentata ricchezza dei giovani abitanti di Tallinn e Riga per me si spiega in parte così: sono talmente entusiasti della libertà e del benessere conquistato che lo danno a vedere in tutto ciò che fanno, in tutto ciò che indossano, in tutto ciò che comprano.

Visitando a Riga il Museo dell'Occupazione russa - e in parte nazista - mi sono fatto un'idea piuttosto precisa della brutalità incredibile a cui sono stati sottoposti questi paesi fino a pochissimo tempo fa. E non ho potuto fare a meno di chiedermi che cosa stiano pensando ora che la Russia ha alzato il tiro sulla Georgia e tutto il resto. Credo che avendo a disposizione il sedere di Putin, lo prenderebbero a pedate con un paio di Nike o di Prada.

In Estonia e Lettonia ho visto molto di più che il semplice "consumo" di beni. Ho visto un "consumo" di felicità, spensieratezza ed esagerazione. Cose che in un paese incazzato come l'Italia non si vedono da un pezzo.

Mi chiedo quanto bello sarebbe fare il copy e ragionare di marketing e consumo in un paese felice.

P.s.: per chi vuole vedere qualche foto scattata a Riga e Tallinn andate su Flickr.

martedì 2 settembre 2008

Back isn't bad!

Quando uno stato di cose azzerra tutti i divertimenti,
l'unico divertimento è abbattere lo stato.

Letto al KUMU Museum di Tallinn, Estonia.
Diceva così, più o meno...


martedì 22 luglio 2008

Wine Library TV?

Sì sì, non dico balle.

E' nata una tv dedicata agli appassionati di vino e mi pare di aver capito anche ad altri alcool fan.

Si chiama Wine Library Tv.
C'è anche una community pare ed una chat.

Buone bevute!

lunedì 14 luglio 2008

Da uomo a uomo

Quando un uomo è assente è per due ragioni: o ha altro da fare, o vuole farlo credere.

Il Giappone ha il suo fascino, ci sono pure le geishe che se ne inventano una più del diavolo per far dimenticare le cattiverie che ti dicono in casa e quelle che scrive la gente straniera malinformata sui libretti di presentazione.

Quando tutti parlano di te, male per giunta, scandagliando i tuoi vizi, come se ci fossero solo quelli senza virtù, ma tu sei così forte da permetterti un viaggio esotico insieme alla gente che conta, chi ti si oppone è ridicolo non tanto per quel che dice ma perché parlare da soli è da pazzi. Non si ottiene nulla.

Quando poi torni a casa, in tuta da statista, e non ti curi di nessuno, forte più di prima, praticamente intoccabile, la tua onnipresenza si manifesta con tutto il suo potere e ci si rende conto che ci sei sempre stato, che niente è successo e quel poco che si è detto di te è argomento per pochi idealisti.

Anche se hai lo sguardo perplesso perché in terra straniera hai conosciuto una bella ragazza che forse non rivedrai, dimostri forza e coraggio perché in fondo sai che ne troverai un'altra. Poco importa un po' d'ansia e un velo di tristezza quando possibilità e futuro sono dalla parte del seduttore.

Adesso però, mi domando, sei pronto per tutto quello che devi fare? La tempesta non si è nemmeno mai scatenata, te ne sei accorto? Sì, è vero l'altra sera ha grandinato di brutto, ma che vuoi che sia un po' d'acqua? Non lava mica via le menzogne ben raccontate, ci vuole ben altro.

Lo so, ti sei assunto un impegno ben grave, ma ce la puoi fare. Tutte le tue risorse, i tuoi contatti, i segreti che solo tu conosci ti possono aiutare. Cinque anni sono tanti. Ad una donna bastano nove mesi per far nascere un bambino, tu hai sei volte e mezzo il suo tempo, e sei un grande uomo, un macho direi, nonostante l'altezza. E se anche non riuscirai in tutto, non curarti delle sciocchezze che dirà la storia, quel che conta sarà l'impegno che hai preso e quello che dimostrerai.

Ordunque ti esorto e ti rincuoro. E' ora di agire. Sei stato assente per qualche giorno, ma sei tornato più forte di prima. Chi ti attacca starà all'angolo per un po', protetto dalla tua ombra in quest'estate tutto sommato fresca.

Io, non volerme, partirò. Andrò in spiaggia e al Nord per "torre" la freschezza che mi manca e tornare forte almeno quanto te.

Sai, qui si lavora e i tuoi regali tardano ad arrivare.

giovedì 10 luglio 2008

L'Antipolitica

Ma perché diavolo la chiamano antipolitica?

Quella dei girotondi, dico. Dei Grillo, delle Guzzanti, dei Travaglio. Fanno informazione incazzata, ecco cosa fanno. Fanno opposizione urlata perché è diventato l'unico modo per farsi sentire.

L'antipolitica un tempo era quella del cavaliere. La cavalcava come una tigre finché s'è insediato così bene ovunque nei posti di potere che pur avendo tutto il diritto ed il dovere di fare politica ora fa la vera anti-politica perché impone al Parlamento e all'opinione pubblica una priorità sua piuttosto che quelle di un paese sempre più in affanno.

Ma il fatto è che non sono lui e i suoi megafoni a chiamare i manifestanti di Piazza Navona paladini dell'anti-politica, sono le sinistre, come direbbe lui.

Ok, la Guzzanti poteva pure non fare l'autogol previsto di dire quello che ha detto, si poteva fare una manifestazione che proponesse, che so, la difesa della scuola e delle università per non dare nulla in pasto ai media sotto scacco.

Ok, ha sbagliato lei e gli organizzatori che non le hanno chiesto di stare sul pezzo. Ma almeno a lei e ad altri va il merito del coraggio.

Qual è il coraggio del PD? Quello di andare da soli? Ok, caraggio anche quello e, per come la penso io, strategia politica azzeccata per il lungo periodo. Ma siccome a quella scelta è seguito un fallimento immediato con la perdita netta delle elezioni, bisogna che aggiustino la mira prima che sia troppo tardi.

Ciò che mi preoccupa non sono più solo le leggi assurde contro le intercettazioni, la blocca processi e il lodo Alfano, ma il silenzio del PD riguardo ai provvedimenti razziali che il governo sta adottando contro i rom in barba a quello che dicono Storia e Commissione Europea. E' assurdo che Maroni e Frattini s'indignino perché l'Ue ha democraticamente votato una risoluzione che invita l'Italia ad astenersi dalla schedatura di un popolo intero, bambini compresi. E mi stupisco quando non sento nessuna difesa da sinistra all'UE.

Se oggi s'indignano per questo provvedimento, domani - quando l'UE ci dirà che ci caccia perché siamo una vergogna - che cosa dirà il governo?

Questa è antipolitica. Perché dimentica le leggi razziali del fascismo e ignora lo sforzo necessario dell'integrazione dei popoli della Comunità Europea.

Questa, per me, è soprattutto anticultura. Perché con questo modo di pensare, l'Italia continuerà ad essere stanca, senza progetti per il futuro al di fuori di quelli che proteggono le mura domestiche dai mostri che possono violarla.

Una molle e apatica paura del vicino gli fece dimenticare l'orco lontano e ben vestito
.

martedì 8 luglio 2008

E qualcosa di interessante è arrivato subito

Giuseppe D'Avanzo spiega su Repubblica che cosa è avvenuto in questo mese in Italia: le magie dell'intoccabile per salvare se stesso nel nome del bene del paese.

Pronti ad inghiottire anche questa. Tutti quanti. Spalle al muro.
I fucili che abbiamo puntati contro sono ancora una volta i mezzi di comunicazione controllati da chi sa usarli meglio di noi pubblicitari.

Oggi a Roma, in Piazza Navona, ci sarà la prima manifestazione contro questo Governo. Ma naturlamente tutte le prime pagine - Repubblica online compresa - dei principali quotidiani hanno in primo piano il dramma della ragazza trovata morta a Lloret de Mar. Si sa, la Spagna ci sta superando in tutto. Perciò, che cosa c'è di meglio per il nostro sistema di informazioe che portare il problema sicurezza - il vero problema degli italiani - anche lì? Ovviamente il mostro è il loro premier, Zapatero.

Segnalo anche un altro articolo di Repubblica, questo che parla delle Due Italie, del solito divario Nord-Sud. E' molto interessante perché dipinge le regioni centro-settentrinali dell'Italia come un paradiso produttivo.

Peccato che di cultura diversa dal soldo ne vedo poca e niente.

Aggiornamento:
Di Pietro spara alto e Corriere.it gli dedica la prima notizia.

Avanzamento lavori

Non scriverò più tutti i giorni. Ma solo quando ho qualcosa di interessane da scrivere.

Almeno finché passa l'estate.

mercoledì 2 luglio 2008

L'ignoranza

Faccio seguito al precedente post.

Con l'ignoranza non si discute.
L'ignoranza si sradica nel volgere di qualche decennio.

Due istituzioni su tutto permettono il suo dissiparsi: l'istruzione e la libera informazione. Entrambe mandate in frantumi in Italia negli ultimi 15 anni.

Ripartire dalla scuola pubblica, questo è. Ma non lo si vuole fare perché chi controlla le coscienze non ama regalare strumenti di critica.

Come erano belli i nostri tempi in cui dell'insegnante si aveva paura, dal suo giudizio dipendeva l'umore della giornata e molto di più. Quel qualcosa che, seminato, pian piano dà i suoi frutti in un ampio arco temporale: la Cultura.
Quando Veltroni dice al capo del governo di occuparsi dei salari invece che dei fatti suoi, dice una cosa giusta ma parla di danaro. Come se l'impoverimento preoccupante fosse solo quello delle tasche. Veltroni: sei stato Ministro dei Beni Culturali, giusto? Allora sai cosa devi fare!

In Italia ci sono pochi maestri e tanti ammaestratori di nani e ballerine per le reti pubbliche, questo è un altro fatto. L'ho già detto in questo blog almeno un'altra volta.

Del giornalismo lasciamo stare. dico solo che quello che veniva considerato il più autorevole dei quotidiani italiani è diventato quasi illeggibile per chi solo ha qualche strumento di critica ancora in posizione on.

Resta però piacevole - almeno questo - leggere Michele Serra e il suo articolo di oggi su un altro giornale.
Leggete qui il suo L'Etica in appalto. Un incredibile sintesi del vuoto che si sta mangiando tutto.

Post scriptum
Appena letto sul Mucchio: nelle prime righe una perla sulla scuola.

Post, post scriptum
Anche i cosiddetti intellettuali si stanno svegliando. E' il momento di reagire, anche Umberto Eco lo fa.

martedì 1 luglio 2008

Al palo

Qui siamo.

Noi del blog, noi tutti. Vero o no?
Io ho appena traslocato, uso questa scusa per giustificare i pochi post degli ultimi giorni.
Francamente, ne ho iniziato diversi "politici" ma non ne ho portato nessuno a termine. Scrivo di politica perché non sto più trovando niente di interessante da scrivere riguardo alla comunicazione. Per me è molto più totalizzante tutto ciò che sta accadendo alla politica e alla società italiana.

Ad aprile, dopo le elezioni, ero moderatamente contento, lo confesso. Una maggioranza forte era una svolta rilevante per l'Italia. Ma le leggi assurde che sono state presentate ultimamente mi fanno perdere le staffe.

Non perché la distruzione dei fondamenti della nostra Rupubblica sia una novità, ma perché la violenza del consenso che le si sta avvitando attorno è devastante.

La deriva di un sistema non è solo responsabilità di chi acquisisce privilegi nuovi, inattaccabili e - lo dico senza paura - dittatoriali. E' responsabilità di chi sta zitto perché non capisce.

L'ignoranza mi fa schifo più di ogni altra cosa.

L'ignoranza non è il compromesso di chi dice "facciamoli governare perché l'Italia ne ha bisogno, siamo un paese in crisi profonda perciò ben venga una soluzione, almeno lasciamoli provare".

No. L'ignoranza è il vuoto assoluto di idee. E' la delega totale al signor X di qualcosa che è di tutti e non del singolo, stupido, ignorante cittadino che per pigrizia non si legge non dico tutta, ma almeno due o tre articoli della Costituzione, qualche passo di Montesquieu sulla separazione dei poteri, o non si affitta da Blockbaster Quarto Potere.

Lo so, sto facendo il saccente. Ma che cosa dobbiamo fare per parlare ai semplici e poveri di spirito?

La risposta è che con gli ignoranti non c'è comunicazione che tenga.
Per loro solo propaganda e qualche spottone su Rete 4.

martedì 24 giugno 2008

Cannes Lions 2008: Gran Prix Film Winner.

Fallon, la mia agenzia preferita, ce l'ha fatta ancora. Vince il Grand Prix del Festival della Pubblicità di Cannes 2008 nella sezione film con questo video dal titolo "Gorilla":



Appena l'ho visto sono rimasto un po' perplesso. Mi ha colpito subito la realizzazione e il look&feel ma mancava qualcosa. Mi sono così messo a caccia del sito e ho capito che l'idea faceva parte di una strategia perfettamente integrata tra online e offline. Nel web è stata sviluppata un'area interattiva con la struttura di game punta&clicca e altri giochi arcade come la corsa del tir.

Oltre a questo, il sito funziona come portale di lancio per il viral grazie ad altri video-remix in cui è sempre protagonista il gorilla ma con basi musicali diverse.

Qui i remix:

Bellissimo questo.

Qui invece le risposte viral su youtube.

Nel sito è anche inserito uno spot con la mia canzone preferita di sempre Don't stop me now.

Insomma, che dire. La musica trionfa sempre.